NOVELLE ITALIANE DALLE ORIGINI AL CINQUECENTO


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     Dimorando adunque la dolorosa Biancabella con la moglie e le tre figliuole, e ragionando con esso loro di varie cose, e pensando tra sé stessa alla sua sciagura, pregò una delle figliuole che le piacesse pettinarla un poco. Il che intendendo, la madre molto si sdegnò, perciò che non voleva in guisa alcuna che la figliuola divenisse come sua servitrice. Ma la figliuola, più che la madre pia, avendo a mente ciò che commesso le aveva il padre, e vedendo non so che uscire dall'aspetto di Biancabella che dimostrava segno di grandezza in lei, si scinse il grembiale di bucato che dinanzi teneva; e stesolo in terra, amorevolmente la pettinava. Né appena cominciato aveva pettinarla, che delle bionde trezze scaturivano perle, rubini, diamanti ed altre preziose gioie. Il che vedendo, la madre, non senza temenza, tutta stupefatta rimase: e l'odio grande, che prima le portava, in vero amore converse. E ritornato il vecchiarello a casa, tutte corsero ad abbracciarlo: rallegrandosi molto con esso lui della sopragiunta ventura a tanta sua povertà. Biancabella si fece recare una secchia d'acqua fresca, e fecesi lavare il viso ed i monchi, dalli quali, tutti vedendo, rose, viole e fiori in abondanza scatunivano. Il perché non umana persona, anzi divina la reputorono tutti.

     Avenne che Biancabella deliberò di ritornare al luogo dove fu già dal vecchiarello trovata. Ma il vecchiarello, la moglie e le figliuole, vedendo l'utile grande che di lei n'apprendevano, l'accarezzavano, ed instantemente la pregavano che in modo alcuno partire non si dovesse, allegandole molte ragioni acciò che rimovere la potessino. Ma ella, salda nel suo volere volse al tutto partirsi, promettendoli tuttavia di ritornare. Il che sentendo, il vecchio senza indugio alcuno al luoco dove trovata l'avea, la ritornò. Ed ella al vecchiarello impose che si partisse, e la sera ritornasse a lei, che ritornerebbe con esso lui a casa. Partitosi adunque il vecchiarello, la sventurata Biancabella cominciò andare per la selva, Samaritana chiamando; e le strida ed i lamenti andavano fino al cielo. Ma Samaritana, quantunque appresso le fusse, né mai abbandonata l'avesse, rispondere non le voleva. La miserella, vedendosi spargere le parole al vento, disse: - Che debbo io più fare al mondo, dopo che io sono priva degli occhi e delle mani, e mi manca finalmente ogni soccorso umano? - Ed accesa da uno furore che la tolleva fuor di speranza della sua salute, come disperata, si voleva uccidere. Ma non avendo altro modo di finir la sua vita, prese il cammino verso l'acqua, che poco era lontana, per attuffarsi; e giunta in su,la riva già per entro gittarsi, udì una tonante voce che diceva: - Ahimè, non fare, né voler di te stessa esser omicida! riserva la tua vita a miglior fine. - Allora Biancabella, per tal voce smarrita, quasi tutti i capelli addosso si sentì arricciare. Ma parendole conoscere la voce, preso alquanto di ardire, disse: - Chi sei tu che vai errando per questi luochi, e con voce dolce e pia ver me ti dimostri? - Io sono - rispose la voce, - Samaritana tua sorella, la quale tanto instantemente chiami. - Il che udendo, Biancabella con voce da fervidi singolti interrotta le disse: - Ah! sorella mia, aiutami ti prego; e se io dal tuo consiglio scostata mi sono, perdono ti chiedo. Perciò che errai, ti confesso il fallo mio, ma l'error fu per ignoranza, non per malizia; ché se per malizia stato il fusse, la divina provvidenza non l'arrebbe lungo tempo sustenuto. - Samaritana, udito il compassionevole lamento, e vedutala così maltrattata, alquanto, la confortò; e raccolte certe erbucce di maravigliosa virtù, e postele sopra gli occhi, e giungendo due mani alle braccia, immantinente la risanò. Poscia Samaritana, deposta giù la squallida scorza di biscia, una bellissima giovanetta rimase.


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