Felice Venosta
CARLO PISACANE E GIOVANNI NICOTERA
(o LA SPEDIZIONE DI SAPRI)


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     Quel re, che aveva sull'anima più delitti d'ogni altro tiranno, moriva, esecrato da tutti, il 4 gennaio 1825(8). Il duca di Calabria, figlio di Ferdinando, veniva, per testamento olografo del defunto, confermato re; egli assumeva il nome di Francesco I. Questo degno erede dei Borboni pure spremè le lagrime ed il sangue dei popoli per mezzo dei preti, dei frati, dei crudeli ministri, e vieppiù di un suo rapacissimo servitore favorito, Michelangiolo Viglia; il quale insieme con una Caterina De-Simone, aiutatrice delle bestiali lussurie della regina Isabella, pose a prezzo ogni cosa. Dando denari al Viglia si campava dalle condanne, si avevano impieghi civili, militari, ecclesiastici. Francesco sapeva di quelle turpitudini, ne godeva, e diceva al Viglia: "Fa buoni affari e approfitta del tempo, che io non vivrò molto". Nel 1828 gli abitatori del Cilento, stanchi del mal governo, si levarono a tumulto e si posero d'accordo coi liberali di Napoli e di altre provincie per proclamare una costituzione che liberasse i popoli dagli orrori del dispotismo. Francesco mandò contro gl'insorti il marchese Del-Carretto, generale comandante della gendarmeria, con una truppa di sgherri, investendolo di pieni poteri. Il Del-Carretto fece orribili cose: mise a ferro e a fuoco intieri villaggi: fece macellare, condannare numero grande di generosi. Per ispaventare quel generale fece studio di barbarie. Le teste tagliate sul patibolo erano per ordine di lui esposte in una gabbia di ferro e messe davanti agli occhi della moglie e dei parenti di quei disgraziati(9).


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