Felice Venosta
CARLO PISACANE E GIOVANNI NICOTERA
(o LA SPEDIZIONE DI SAPRI)


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     Caduta Roma, e con essa pure Venezia, la quale aveva durata una lunga e gloriosa difesa, gli uomini reggitori del movimento nazionale italiano trassero in Isvizzera; e quivi si diedero a raccogliere i fatti, a studiare le ragioni del loro esito, e, avvalorando il dire con esempi magnanimi, cercarono di facilitare quell'avvenire le cui fondamenta ormai erano state poste in Italia. Gli avvenimenti avevano dimostrato il paese educato; era adunque mestieri, non eccitarlo dopo il giorno d'una caduta, sibbene perfezionarlo, confortarlo alla risurrezione della patria. Fu a Losanna che gli Evangelisti della libertà presero stanza; e quivi, per azioni, fondarono la Società editrice, L'Unione, che ebbe un Comitato Direttore nelle persone di Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Mattia Montecchi. Precipuo scopo di quella società era la stampa e la vendita di scritti scientifici, politici, religiosi e letterari, tanto italiani che esteri, i quali tendessero a mantenere e a sempre più inculcare negli animi lo spirito di libertà, di nazionalità, d'indipendenza(12). Essa veniva anche in soccorso degli uomini che vivevano nell'esilio a qualunque opinione liberale appartenessero, col pubblicare i loro scritti, assegnando loro un equo compenso; così era ricostituita l'unità delle varie intelligenze.

     L'opera collettiva iniziata in Losanna fu il giornale L'Italia del Popolo, continuazione di quello pubblicato nel 1848 a Milano e nel 1849 a Roma. Questa rassegna non ebbe programma, e dove alle prime pagine si dichiara di non proporvene alcuno, dicesi che il programma è "nella parola uscita il 9 febbraio 1849 da Roma, madre comune e centro d'unità a tutte le popolazioni d'Italia - nella missione che la tradizione e la coscienza popolare assegnano all'Italia." Alla libera stampa devesi se l'Europa conobbe i nostri dolori, le nostre aspirazioni, le nostre guerre, i nomi dei santi che consacrarono a vittoria la nostra causa; ad essa devesi se il popolo italiano, attraverso la ecatombi politiche, portò nobilmente il lutto delle sue funeree condizioni; se la sciabola dei tiranni incontrò nell'occhio di lui quella misteriosa potenza, con cui lo sguardo di Mario inerme fece cadere il gladio di mano allo schiavo armato; ad essa pur devesi la fraterna associazione nelle battaglie, nello scopo, nella bandiera; quella persuasione all'olocausto di ogni altro concetto al sommo, l'unificazione della patria; per essa disparvero i partiti, sorse la Nazione. E quanta potenza e quanto felice successo avesse L'Italia del Popolo, ce lo dimostrano poi i pubblici fogli di quei tempi e le note della diplomazia.


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