Felice Venosta
CARLO PISACANE E GIOVANNI NICOTERA
(o LA SPEDIZIONE DI SAPRI)


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     "Poco dopo il guardiano ritornava; aveva trovato l'uomo, il Pisacane; ma la borsa era vuota. I saccheggiatori del campo ne avevano tolto i denari e sparpagliate le carte. Di queste il guardiano aveva raccolte tutte quelle che gli fu dato vedere. E sapete che cosa si trovasse tra quelle carte? Un foglio su cui erano scritti i nomi dei cospiratori in tutte lettere; la prova pi¨ terribile che potesse cadere nelle mani del governo borbonico. Quel foglio, e le altre carte raccolte, furono preda delle fiamme prima che il Nicotera si trovasse a contatto dei giudici." -
     Dal supplente al giudicato del Circondario di Sanza Pier Antonio Rinaldi, facente funzione pel titolare in accesso; assistito dal cancelliere sostituto Giovanni Pastore, il Nicotera ebbe un primo interrogatorio. Egli era stato preso colle armi alla mano: la fucilazione immediata era immancabile. Le sue risposte furono le seguenti:

     Dimandato del motivo che diede luogo al suo arresto, rispose:
     "Che per gli affari politici del 1848 e 1849 emigr˛ dalla sua patria, rifugiandosi in Torino; quindi pass˛ in Genova, dove nel giorno 25 dello scorso giugno s'imbarc˛ con vari altri di Genova istessa, recandosi in questo regno a promuovere una rivoluzione per liberare la sua patria dalla tirannia, e propugnare la libertÓ."
     Dimandato chi fossero i compagni coi quali partý da Genova, rispose "conoscere il solo Pisacane, ignorando il nome degli altri."
     Dimandato chi avesse noleggiato il piroscafo, dove, e a chi appartenesse, rispose "non saperlo, ma Ŕ certo che per mezzo di un legno a vapore si recarono in questi luoghi a fare la rivoluzione."


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